lunedì 6 aprile 2015

Exultet





"Il termine Exultet corrisponde alla prima parola del canto liturgico che, dall'alto del pulpito, veniva intonato dal diacono nel corso della cerimonia della notte del Sabato Santo .Il testo e la melodia dell'Exultet furono più volte trascritti tra il X e il XIV secolo su rotoli formati da più fogli di pergamena cuciti insieme.
L'origine di questa pratica è attestata quasi esclusivamente in ambito meridionale ed è forse da ricercarsi nei cosiddetti libelli: piccoli libretti composti da uno o più quaternioni destinati alla celebrazione di determinate festività o di particolari azioni liturgiche (il rito di investitura sacerdotale, l'unzione dei malati ed altro).
Essi erano molto diffusi nel medioevo e costituivano manufatti estremamente semplici e di modesto valore.
Di conseguenza, nelle celebrazioni più importanti, venivano talvolta sostituiti da esemplari assemblati nella più nobile forma di rotolo.
L'adozione di questa inconsueta tipologia libraria a fini liturgici richiamava infatti le forme dei papiri dell'antichità.
Essa fu però probabilmente suggerita nel Meridione anche dalla conoscenza dei riti della chiesa greco-orientale.
Questi ultimi prevedevano l'utilizzo di rotoli manoscritti, denominati kontakia, forse già nel V-VI secolo e comunque sicuramente nell'VIII-IX secolo.
La loro conoscenza dovette avvenire in ambito beneventano-cassinese grazie ai monaci italo-greci che, nei secc X-XI, trasmigrarono dalle Calabria e la Sicilia verso la Campania e il Lazio meridionale.
E' infatti nell'area beneventana che compaiono i primi esemplari di rotoli di Exultet.
In quanto genere creato ad hoc, l'Exultet non si conforma ad una tipologia illustrativa già esistente, ma è frutto di una vera e propria invenzione iconografica elaborata intorno al X secolo.
Per questo motivo le decorazioni non seguono uno schema predefinito, ma compongono un ciclo variabile che prevede l'illustrazione di soggetti diversi.
Essi sono sostanzialmente riconducibili a tre ambiti tematici connessi al testo e alla liturgia pasquale: la storia sacra, le cerimonie liturgiche - le più ricorrenti mostrano il diacono che riceve il rotolo dal vescovo, accende il cero pasquale, o recita l'orazione dall'ambone - e i ritratti di contemporanei.
Anche per la traduzione visiva del medesimo concetto vengono inoltre proposte differenti soluzioni.
Ad esempio, l'allegoria della terra, Tellus, chiamata a celebrare la Resurrezione, può essere ritratta in veste di donna riccamente abbigliata, oppure come una figura, o come Cristo in trono con gli animali; la figura della Mater Ecclesia è invece talora indicata dalla comunità dei fedeli raccolti intorno al Vescovo, altre volte da una figura di donna, o da ulteriori varianti.
Le scene bibliche sono numerose e tratte per lo più dal Nuovo Testamento.
Fanno eccezione pochi temi, quali la salvazione delle primogeniture israelitiche, il peccato originale, il passaggio del Mar Rosso, che si ispirano ai brani del Genesi e dell' Esodo contenuti nel Vecchio Testamento.
Una delle immagini ricorrenti è quella introdotta a corredo della Laus Apium, l'elogio delle api.
Essa segue diverse varianti dettate dagli specifici orientamenti dei miniatori: talvolta assume un carattere fortemente simbolico o decorativo; altre volte è improntata alla narrazione vivace e mostra gli sciami che volano per i campi e i contadini che raccolgono il miele e la cera.
L'Exultet si concludeva con le commemorazioni liturgiche, spesso accompagnate dal ritratto solenne e stereotipato dei personaggi politici e religiosi evocati."

Nessun commento: