sabato 30 giugno 2012

GRECI-KATUNDI Itinerari Irpini minori


 


Itinerari Irpini minori






1.- Le origini.

Genti italiote e daune hanno insediato il territorio di Greci con significative presenze dal V°-III ° secolo a: C. Gli ultimi saggi di scavi condotti nel 1999 dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici delle province di Salerno, Avellino e Benevento, hanno individuato un santuario italico che ha cessato la sua funzione cultuale nel III sec. a. C.. Sono state individuate tracce importanti di una necropoli nella zona del Campo sportivo. I reperti archeologici sono esposti nel museo archeologico di Ariano Irpino insieme a quelli del santuario italico di Casalbore, che presentano la stessa facies.

            Il sito di Greci, collocato sullo spartiacque dell’Appennino Irpino-Dauno, attraversato da importanti reti stradali del Regio Tratturo Pescasseroli-Candela e dalla Via Traiana, nel sito di Tre Fontane, pur non essendo ancora esplorato, vi sono evidenziate reperti di epoca sannita e tardo romana, E’stata attestata anche la presenza di genti della Magna Grecia che ha piu’ ondate hanno interessato il sito grecese.

2. Greci bizantina.
            E’ probabile che l’antico sito della Greci bizantina del VI sec. d. C. (campagna militare di Belisario anno 535 d.C.),  possa localizzarsi nella zona del Monte Calvario e Monte Rovitello (921 m s.l.m.) – località Campo sportivo, che fu interessato nel sec. XVII da una franna che trasportò a valle mezza collina. Punta avanzata del catapanato Bizantino con i centri  di Bovino, Troia ed Ariano Irpino. Il toponimo “Graikos”, Graecus, Graeci, “Li Greci” Terra di Graci ed in ultimo GRECI, ricorda le origini bizantine, attestate nella tradizione popolare. La Contea dei Greci o di Greci  non era limitata all’insediamento abitato ma a tutto il territorio che lambiva Troia, Faeto, Orsara, Castello di Crepacuore, Greci e Svignano e parte del territorio di Ariano Irpino. Greci aveva il suo castrum con un modesto borgo.

3. La venuta degli Albanesi.

            Il giallo di Greci disabitata puo’ essere risolto, ipotizzando, che il Comune ed il suo territorio era di demanio regio per l’allevamento delle Rege Razze imperiali e non soggetto a tassazione, pertanto era Università Regia. Nonostante i conflitti militari, c’è sempre stata una sparuta presenza locale. La battaglia defintiva di Orsara del 1461 tra le truppe di Carlo d’Angiò  quelle aragonesi di Ferdinando I° d’Aragona , risultate vincitrice quest’ultime, grazie allo sforzo di truppe di cavalleria di G. K. Skanderbeg, permisero una sistematica presenza di genti albanesi, schiavoni e dalmate in area pugliese ed Irpina. Nel castello di Crepacuore con proprio feudo vi erano una squadra albanese di stanza, ed è probabile che a Greci ci sia stata una presenza militare piccola già dal 1461. Nel privilegio di vendita del  7.9.1450  fatta tra Belatrino Spinelli ed Innico Guevara duca di Ariano, la baronia di Greci risulta disabitata. Solo nel 1522  si assestò l’Università di Greci dopo la venuta di Giovanni Gasoli con circa 60 famiglie, provenienti dal feudo distrutto di Castelluccio de Sauri, già colonia di albanesi, e schiavoni, ne ottenne il privilegio dal  duca di Ariano Guevara, mentre gli schiavoni riparaono a Ginestra degli Schiavoni. (cfr. Relazione di Ferdinando albani del  5.1.1875, in Atti Demaniali, B.178, fasc. 1309).
            Dopo il 1522 la colonia albanese si insedia stabilmente integrandosi con la gente del posto, condividendo il rito greco-bizantino e quello latino. Il cuore erano le chiese della Madonna del Caroseno e quella di S. Bartolomeo Apostolo. (Cfr. Relazioni ad limina, vescovi di Benevento). Distinguendosi come etnia albanofona, custodendo tradizioni e proprio parlando il “tosco” dell’Albania meridionale.

4. Il patrimonio italo-albanese di Greci.

            Il patrimonio custodito a livello orale, fa della comunità grecese insieme a quella di Faeto e Celle S. Vito (Fg), una delle piu’ importanti isole alloglotte della Puglia e della Campania, questo comuni hanno condiviso e sostenuto i moti risorgimentali ed anticipato le speranze per la l’unità italiana, grazie alla particolare sensibilità e lealtà. Le accomuna, pertanto, lo stesso destino ai fini della salvaguardia delle minoranze linguistiche.
            Il culto della Madonna del Caroseno e di S. Nicola di Bari e di S. Bartolomeo Apostolo collega con un filo d’oro la storia religiosa e civile.
            Oltre al recupero con registrazioni sul campo, resta capitale l’opera di divulgazione operata dal Prof. M. Camaj con lw due opere: La parlata albanese di Greci in provincia di Avellino, Firenze, 1971, Olski ed., e Racconti popolari di Greci (Katundi) in provincia di Avellino e di Barile (Barili) in provincia di Potenza, Roma, 1972. Resta da recuperare tutto il dossier di registrazione fatta da Camaj.


         Apprezzabile è stato lo sforzo condotto di recente con la pubblicazione su Greci fatta dalla Scuola Media “Covotta” di Ariano” che necessita di una continuazione, avvalendosi anche della consulenza e del sostegno del Dipartimento della Facoltà di Lettere e filosofia della Università di Foggia.

            Concludendo resta da attuare a livello linguistico albanese e arbreshe cominciare la ristampa critica della opere di P. Leonardo De Martino, un corpus notevole di scritti, quelli dell’Abate Luigi Lauda ed infine la ristampa dei giornali La Nuova Albania, direttore Gennaro Lusi, organo del Comitato politico Italo-Albanese di Napoli. Per la nota bibliografica rinvio alla scheda bibliografico del mio studio Greci, In Progetto  Itinerari Turistici Campania Interna, La Valle del Miscano, Avellino, 1995, Ruggiero tip., 225 pp. e segg.

Giovanni Orsogna

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