mercoledì 30 giugno 2010

Il Culto della Madonna del Caroseno nelle chiese di origini arbreshe, Maschito( Potenza

                                Maschito, Chiesa della Madonna del Caroseno, sec. XVI 
foto di Antonio Caschetta, si ringrazia l'autore
Lo studioso Giuseppe Nolè, ha pubblicato un'articolo interessante dal titolo: Iconografia bizantina a Maschito: La Madonna del Caroseno., In Arte, multiversi, rivista mensile a diffusione nazionale, A. V, n. 1 Genn. 2009, pp. 11-14.
Anche Greci (Av) comune arbereshe della Campania, ha conservato l'antico culto della Madonna del Caroseno, gli albanesi di Greci e di Maschito hanno in comune le stesse radici, lo stesso ceppo linguistico.
Ai auspica un gemellaggio tra le due comunità,  ringrazio l'autore per il saggio.

 

foto G. Caputi, Arch. Basileus


per approfondimenti:

li Arbëreshë (pron. [ar'bəreʃ]), o anche Arbereschi, sono una popolazione di etnia e lingua albanese che vive nell'Italia meridionale. Essi si stanziarono in Italia tra il XV e il XVIII secolo, in seguito alla morte dell'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg e alla conquista progressiva dell'Albania e di tutto l'Impero Bizantino da parte dei turchi[2]. Nel corso dei secoli gliarbëreshë sono riusciti a mantenere e a sviluppare la propria identità greco-albanese, grazie alla loro caparbietà e al valore culturale esercitato dai due istituti religiosi cattolici di rito orientale, con sede in Calabria il "Collegio Corsini" (1732) e poi "Corsini-Sant'Adriano" nel 1794, e in Sicilia il "Seminario greco-albanese di Palermo" (1735) poi trasferito a Piana degli Albanesi nel 1945.[3][4]
La gran parte delle cinquanta[5] comunità arbëreshë conservano tuttora il rito bizantino greco. Esse fanno capo a due eparchie: quella di Lungro per gli italo-albanesi dell'Italia meridionale, e quella di Piana degli Albanesi per gli italo-albanesi di Sicilia.[6]
Per definire la loro "nazione" sparsa usano il termine Arbëria[7].
Arbëreshë
Arbëreshë
Luogo d'originebandiera Albania
Popolazione complessiva80.000 - 250.000
Linguaarbërisht
italiano
Religionecattolici bizantinicattolici (rito latino)
Distribuzione
bandiera Italia80.000-250.000[1]
-

1. Paesi

I paesi arbëreshë hanno duplice nomenclatura, in italiano e in albanese: quest'ultima è quella con cui gli abitanti conoscono il posto. Le comunità arbëreshë sono divise in numerose isole etniche corrispondenti a diverse aree dell'Italia centro-meridionale e Sicilia. Tuttavia, alcuni paesi hanno ormai perso gli usi e i costumi albanesi, oltre che la lingua, mentre altri sono totalmente scomparsi. Oggi in Italia si contano 52 comunità di provenienza e cultura greco-albanese, distribuite dall'Abruzzo alla Sicilia, per un totale di circa 100.000 abitanti.[8][9] Sopravvivono alcune isole culturali nelle aree metropolitane di Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari, Cosenza, Crotone e Palermo. Nel resto del mondo, in seguito alle migrazioni del XX secolo in paesi come il Canada, Argentina, Stati Uniti e Brasile, esistono forti comunità che mantengono le tradizioni[10].

2. Storia

Prima della conquista da parte dell'Impero ottomano[11], tutti gli albanesi si identificavano con il nome di Arbëreshë, e venivano chiamati Albane o Arber. A seguito dell'invasione turca, molti albanesi, per non mutare la loro fede cristiana in quella musulmana e sottrarsi al giogo ottomano, giunsero in Italia[12][13]. Da allora continuarono ad identificarsi con il termine di Arbëreshë, al contrario da quelli d'Albania, che assunsero il nome di Shqiptarëve (si confronti la parola albanese Shqipë, presente nel nome locale del paese e della lingua).

Mappa etnografica del 1859 con le comunità Arbëreshë in Italia
Gli Arbëreshë, una volta distribuiti tra l'Epiro, i monti del Pindo e molti stanziati in Morea, nell'odierna Grecia, sono i discendenti della popolazione proto-albanese sparsa in tutti i Balcani sud-occidentali (vedi Arvanitici). Tra l'XI e il XIV secolo certi arbëreshë, con grandi abilità in campo militare, si spostarono in piccoli gruppi verso la parte meridionale della Grecia (Corinto,Peloponneso e Attica) fondando alcune colonie[13]. Intanto, la loro bravura li aveva fatti diventare i mercenari preferiti dei Serbi, dei Franchi, degli Aragonesi, delle repubbliche marinare italiane e degli stessi Bizantini.[14]
Nel XV secolo ci fu l'invasione della Grecia da parte dei Turchi Ottomani; la resistenza albanese si era organizzata nella Lega Albanese o Lega di Lezhë che faceva capo a Gjergj Kastrioti da Kruja, meglio conosciuto come Skanderbeg. In questo periodo, nel 1448, re Alfonso V d'Aragona, conosciuto come il Magnanimo, re del regno di Napoli e del regno di Sicilia, chiese aiuto a Kastrioti, che era suo alleato, per reprimere la congiura dei baroni. La ricompensa per questa operazione furono delle terre in provincia di Catanzaro; molti Arbëreshë ne approfittarono per emigrare in queste terre, durante l'avanzata degli Ottomani, mentre altri emigrarono nelle isole sotto il controllo di Venezia.[14] Nello stesso tempo altre forze di Arbëreshë intervennero anche inSicilia, fondando Piana degli Albanesi[2].
Durante il periodo della guerra di successione di Napoli, a seguito della morte di Alfonso d'Aragona, il legittimo erede Ferdinando d'Aragona richiamò le forze Arbëreshë contro gli eserciti franco-italiani[15] e Skanderbeg sbarcò nel 1461 in Puglia[16]. Dopo alcuni successi, gli Arbëreshë accettarono in cambio delle terre in loco, mentre Skanderbeg ritornò per riorganizzare la resistenza albanese contro i Turchi che avevano occupato l'Albania; morì di morte naturale nel 1468, ma le sue truppe combatterono ancora per un decennio[17][18]. Parte della popolazione arbëreshë migrò in Italia meridionale, dove il re di Napoli e il re di Sicilia offrì loro altri villaggi in PugliaCalabriaCampaniaSicilia e Molise.[10]

Costumi tipici femminili arbëreshë esibiti per le Vallje
L'ultima ondata migratoria, per alcune fonti solo una quinta migrazione[13], si ebbe tra il 1500 e il 1534. Impiegati come mercenari dalla Repubblica di Venezia, gli Arbëreshë dovettero evacuare le colonie del Peloponneso con l'aiuto delle truppe di Carlo V, ancora a causa della presenza turca. Carlo V stanziò questi soldati in Italia meridionale, per rinforzarne le difese proprio contro la minaccia degli Ottomani. Stanziatisi in villaggi isolati (il che permise loro di mantenere inalterata la propria cultura fino al XX secolo), gli Arbëreshë divennero tradizionalmente soldati del Regno di Napoli, del Regno di Sicilia e della Repubblica di Venezia, dalle guerre di religione fino all'invasione napoleonica.[19]
L'ondata migratoria dall'Italia meridionale verso le America negli anni tra il 1900 e il 1910 ha causato quasi un dimezzamento della popolazione dei villaggi arbëreshë e ha messo la popolazione a rischio di scomparsa culturale, nonostante la recente rivalutazione.

3. Lingua

Per approfondire, vedi la voce Lingua arbëreshë.

Cartello bilingue a Maschito
Non esiste una struttura ufficiale politica, culturale e amministrativa che rappresenti la comunità arbëreshë. È da rilevare il ruolo di coordinamento istituzionale svolto in questi anni dalle singole province del meridione italiano con la presenza arbëreshë, in primis quelli della Provincia di Cosenza e Palermo, che hanno creato appositi Assessorati alle Minoranze Linguistiche.[20]
La lingua arbërisht, o anche lingua arbëreshë (in alcuni ambienti detta anche "arberesco") è una variante dell'albanese meridionale, misto con il greco. Recentemente è influenzata in modo notevole dal lessico italiano e dai dialetti locali, e per questo da alcuni anni è pienamente riconosciuta come "lingua di minoranza" nell'ambito delle amministrazioni locali e delle scuole dell'obbligo[20][21]. Gli statuti regionali di Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia fanno riferimento alla lingua e alla tradizione greco-albanese, ciononostante gli Arbëreshë continuano ad avvertire la propria sopravvivenza culturale minacciata.[20]

4. Religione


Santuario M. delle Grazie di Spezzano Albanese
Dopo il 1468, anno di morte di Scanderbeg e inizio della disfatta albanese, si ebbe una grande migrazione che portò numerosi albanesi a stabilirsi sia nel Regno di Napoli che nel Regno di Sicilia[13]. Queste persone provenivano in maggior parte dall'Epiro, tutta la parte meridionale dell'Albania e dalla Morea, di conseguenza, poiché facente parte dell'Impero Bizantino, di fede cristiano ortodossa sotto la giurisdizione del patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Per qualche tempo dopo il loro arrivo, i greco-albanesi furono affidati al metropolita di Agrigento, nominato dall'arcivescovo di Ocrida, con il consenso del Papa. Dopo il concilio di Trento le comunità albanesi vennero poste sotto la giurisdizione dei vescovi latini del luogo, determinando, così, un progressivo impoverimento della tradizione bizantina. Fu in questi anni che molti italo-albanesi si videro costretti ad abbandonare il rito greco.[4][22]
Per salvaguardare la loro tradizione religiosa, la Chiesa Cattolica, spinta dalle comunità arbëreshë, decise di creare delle istituzioni per l'istruzione dei giovani di rito greco. Nel 1732 Papa Clemente XII eresse il Seminario di San Benedetto Ullano, e nel 1734 il Seminario greco-albanese di Palermo per i Siculo-Albanesi. Nel 1735 lo stesso Papa nominava dei vescovi ordinanti, con il compito di formare il Seminario, dare le ordinazioni sacre e conferire i Sacramenti. Per molto tempo questa situazione rimase immutata e spesso le comunità albanesi hanno espresso a Roma la richiesta di avere dei vescovi propri con piena autorità. Fu Benedetto XV ad esaudire le loro richieste creando nel 1919 un'Eparchia (Diocesi) per gli arbëreshë dell'Italia peninsulare con sede a Lungro (Eparchia di Lungro), staccando dalle Diocesi di rito latino le parrocchie che ancora conservano il rito greco.[4][22] Poco dopo, succesivamente nel 1937 Papa Pio XI istitui l'Eparchia di Piana degli Albanesi per i fedeli arbëreshë di rito bizantino greco della Sicilia, riconosciuta civilmente anche dallo Stato italiano.

5. Personaggi arbëreshë celebri

6. Note

  1. Fonte: EthnologueURL consultato il 12 aprile 2010
  2. ^ Storia e cultura > Storia generale (pop-up). www.pianalbanesi.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  3. Archimandita Eleuterio F. Fortino. Il Pontificio Collegio Corsini degli Albanesi di Calabria. www.jemi.it, 30 maggio 2008. URL consultato il 21 aprile 2010.
  4. ^ Il rito religioso degli Arbëreshë. www.arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  5. Pasquale De Marco. Arbëreshë, nel cosentino ben 27 comunità. Nuova Sibaritide, quotidiano on line
  6. La Chiesa Italo-Albanese: aspetti generali. www.jemi.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  7. Cfr., per esempio, Marina Mazzoni. Porta d'Otranto: incontri di mare, luoghi e civiltà. www.terrelibere.org, giugno 2000. URL consultato il 21 aprile 2010. e Nicola Scalici. La memoria arbereshe in Carmine Abate. "Lo specchio di Carta", Università degli Studi di Palermo. URL consultato il 21 aprile 2010.
  8. Gli Arbereshe in Italia (oggi). www.vecchiosito.vatrarberesh.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  9. Camilla Tomsich. Sinossi di "Vignaioli del Pollino - Piano Integrato per la Filiera". RAI. URL consultato il 21 aprile 2010.
  10. ^ Per l'elenco completo dei villaggi cfr. Comunità albanesi d' Italia. www.arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  11. Nel 1478 il Regno d'Albania divenne parte dell'Impero Ottomano. Cfr. Albania: la storia. www.incontrofraipopoli.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  12. Per alcuni, questa è la terza migrazione albanese.
  13. ^ Le migrazioni degli Arbereshe. www.arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  14. ^ George Nicholas Nasse, The Italo-Albanian villages of southern Italy , National Academies, 1964, pp. 24-25. (Google books)
  15. Alla morte di Alfonso I d'Aragona l'erede legittimo al trono era Ferdinando d'Aragona, ma altri principi tramavano per imporre il Duca Giovanni d'Angiò. Giorgio Castriota Skanderbeg, amico del defunto Alfonso I d'Aragona, era stato naturalmente chiamato a difendere anche Ferdinando. Cfr. La storia. www.greci.org. URL consultato il 21 aprile 2010.
  16. Storia. vaccarizzoalbanese.asmenet.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  17. Noli, Fan S.: George Castrioti Scanderbeg, New York, 1947 Logoreci, Anton: The Albanians, London, 1977, cit. in Gjergj Kastrioti Scanderbeg su www.albanur.net.
  18. Scanderbeg è considerato un eroe. Le vie principali di molti paesi arbëreshë si chiamano Via Giorgio Castriota in onore di Scanderbeg.
  19. Vincenzo Giura. Note sugli albanesi d'Italia nel Mezzogiorno. Società italiana di demografia storica - Università degli Studi di Udine. URL consultato il 21 aprile 2010.
  20. ^ L'eteroglossia arbëreshë: varietà locali e standard albanese. www.arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010. (PDF)
  21. La minoranza arbëreshë è stata riconosciuta dallo Stato italiano in base alla legge-quadro n. 482 del 15.12.1999.
  22. ^ Archimandrita Evanghelos Yfantidis. La Chiesa Italo-Albanese > La storia. www.jemi.it, 9 novembre 2007. URL consultato il 21 aprile 2010.

7. Bibliografia

  • Vincenzo Dorsa, Sugli albanesi: ricerche e pensieri, Napoli, 1847 (scaricabile sul sito Google books).
  • Enrico Ferraro, Bibliografia arberesca (scaricabile sul sito Mondo Arberesco).

8. Voci correlate

9. Altri progetti

10. Collegamenti esterni

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