mercoledì 30 giugno 2010

Letture: Pierfranco Bruni racconta 'L'avventura arbereshe, il mediterraneo vissuto

Pierfranco Bruni racconta 'L'avventura arbereshe, il mediterraneo vissuto'PDFStampaE-mail
martedì 10 giugno 2008
di GERARDO PICARDO 
È un viaggio cominciato molti anni fa. Il tempo ha lasciato segni che toccano l'anima e incidono realtà. In L'avventura arbereshe, il Mediterraneo vissuto (ed. Iral, Taranto, inf. micolcultura@alice.it), Pierfranco Bruni raccoglie riflessioni sulla cultura italo-albanese, convinto che nella storia dei popoli il Mediterraneo sia sempre più asse, non solo geografico ma esistenziale. Un Mediterraneo che significa, tra l'altro, penetrare la coscienza di un popolo e di una etnia che ha le sue radici nell'Adriatico, perché ''Mediterraneo ed Adriatico sono ormai un costante incontro''.

Bruni lavora tra i ricordi di casa e le sfide dell'oggi: ha radici arbereshe, lo studioso. Discende da nonna paterna di Spezzano Albanese (Cs), nasce a S. Lorenzo del vallo (Cs), paese ex-arbereshe, vive a Carosino (Ta), paese ex-arbereshe. Il suo è un destino segnato. Quello di uno studioso, responsabile del progetto sulle Minoranze etno-linguistiche del MiBAC, che è un 'arbereshe di fatto'.
Ammira questo mondo, lo scruta, scrive di emozioni e folklore, di letteratura e lingua. Un itinerario profondo, che va dai canti bizantini alle valljie, dai beni culturali e paesaggistici al cuore delle culture, riflette su molte intuizioni di Agostino Giordano e Pio Rasulo ma poi sceglie un approccio proprio che ha dato prova di sé sulla rivista 'Jeta Arbereshe'.
Perché ''una lingua e una cultura si tutelano non facendo soltanto 'accademia' ma penetrando vissuti''. Questo è perciò un libro a mosaico, dove ''il senso delle radici, che la letteratura pone come premessa, è un tangibile raccordo tra memoria e presente''. Significa leggere le distanze con il passato attraverso una riappropriazione, in termini letterari, di modelli di civiltà. Una delle componenti importanti di questo sistema antropologico è il paese, che si caratterizza per la 'gjitonia', ovvero con il vicinato. La comunanza è anche appartenenza e identità.
La cultura arbereshe, rimarca Bruni, ''insiste su due parametri che restano fondamentali: il ricordare e il ritornare. Come tutte le culture che hanno vissuto lacerazioni e diaspore, gli effetti si ascoltano nella sottolineatura di una profonda malinconia''. Si racconta di Sibari e della Magna Grecia, prima di tutto. Un mondo mai scomparso e che continua a vivere nei modelli arbereshe, dove ''le colline albanesi si intrecciano con le donne sibarite'', perché ''il sentimento delle radici è un codice che non si dimentica''.
Bruni è certo un letterato, ma in questo contributo il lettore scopre anche la riflessione di un antropologo attento alla ricchezza della diversità linguistica. E l'arbereshe ''non è una lingua in estinzione. Non viene dal silenzio e non è destinata al silenzio. Anzi, questa cultura, in un intreccio territoriale e storico, è una cultura della ricchezza, che va riconsiderata e proposta come reale patrimonio che unisce eredità e futuro''. Nel Mediterraneo i paesi frontalieri raccontando una loro eredità, senza ritualità magica, piuttosto incrocio fecondo di Oriente e Occidente. E' una letteratura che sa narrare esperienze di mare e di terra, segmenti bizantini e intagli di civiltà arbereshe intrise di radici religiose.
Come accade a Greci, nella verde Irpinia, paese arbereshe, dove ''le case racchiuse in una mano hanno odore di Mediterraneo e di Albania. Corridoi tra i vicoli. La gente sa guardare negli occhi ed ha carenze antiche. Una danza nelle parole. Un tintinnio di suoni''. Sono case di pietra, un susseguirsi di angoli che tagliano strade. Vi si cammina a passo, piano piano. Malinconia nelle voci, mentre la protettrice è la Madonna di Caroseno, giunta a Greci con gli albanesi in fuga: ''Sembra un sogno ma questo paese è realtà. Scanderbeg è nella coscienza di questo mondo contadino che offre senza timore una identità sommersa. Non ci sono statue o busti -sottolinea Bruni- L'eroe albanese è' nella loro storia. E' nel loro raccontare origini e destino. Greci non è un popolo in fuga. È una civiltà che resiste''. Umanità profonda nella storia di un popolo. Un paese di infanzia e di favole dimenticate.
C'è una tradizione che si fa memoria soltanto nel pensare a un tempo che non c'è più. C'è una tradizione che vive il presente traslocando il quotidiano in un gioco di specchi che lo si vorrebbe far attraversare da piccole e grandi nostalgie. C'è una tradizione che vive di simboli e identità, e cerca di proiettarli oltre il buio. Le radici sono il portato di esigenze e sentimenti. Ma c'è anche un'altra dimensione che si staglia forte da queste pagine: il Mediterraneo delle minoranze. Sono le minoranze che vengono dal mare e altre stanziate nei territori, come una pelle sul verde di altre terre ricche di diversità e storia. Geografie di incontro. Intrecci non monolitici ma a mosaico, a raggiera, una risorsa di modelli perché l'etnia non è folclore, né una semplice sagra di paese. È invece quotidianità, scelte, uomini e donne: "In Italia, cerniera del Mediterraneo, il rapporto tra etnia e lingua costituisce un andare nel di dentro di quelle radici che sono testamento, per un passato che non si dimentica e per un futuro che chiede alla memoria atti di consapevolezza".
E ha ragione Bruni a notare: questo è il Mediterraneo "che non si concede ad una chiusura, ma sottolinea esperienze di contatti con civiltà oltre frontiera. La ritualità e la tradizione sono delle costanti. Il ballo tondo, nella cultura albanese e arbereshe, è il ballo tondo raccontato dalla Deledda", come i racconti e le leggende del provenzale Mistral hanno un profondo radicamento popolare. L'etno-storia passa per l'umanità, per migliaia di meravigliose contaminazioni che si hanno espressione e poesia, favola e carne. Contatto vivo "tra la terra pesante, che arde e racchiude, e il mare che apre orizzonti e si fa viaggio. Il Mediterraneo è una chiave di lettura che invita ad andare oltre. Ci sono diversi Mediterranei, in un confronto serio tra tradizione, memoria, identità e radici che non possono gelare. Un altro libro importante di uno studioso profondo.
Da quanto tempo conosco Piero? Una vita. Ha scritto libri profondissimi, che porto nel cuore e mi fanno ogni giorno compagnia. I suoi racconti del nostro Sud sono anche i miei, sono i nostri morti che portiamo appesi al collo e ci cercano senza che siamo noi a chiamarli. Sono le donne cantate da Piero, quelle sottane che abbiamo amato e perso, c'è il vento che soffia su una spiaggia "in un mare d'inverno. Qui è sempre un mare d'inverno". Lo rivedo oggi, Piero, la sua sciarpa fucsia e il passo sempre pensoso. Fumiamo una Camel light parlando di libri e progetti, lui gioca con mia figlia che gli corre incontro. Abbiamo entrambi un sorriso pensoso, ci illudiamo ancora che qualcuno abbia bisogno di noi. Piero è uno dei miei tre amici. Non saprei pensare il domani senza i suoi scritti.

Il Culto della Madonna del Caroseno nelle chiese di origini arbreshe, Castellana Grotte

                                    Chiesa Santa Maria del Caroseno - Castellana Grotte



Grotte Castellana. Altare maggiore, Madonna del Caroseno, sec. XVIII




Il monumento, costruito nel Settecento su una preesistente chiesa, è dedicato alla Madonna di Costantinopoli, o del Caroseno (dal lat. Carusinus o del "Grembo d'Oro"), il cui culto indica l'antico legame che, probabilmente, intercorreva tra Castellana ed il mondo greco – ortodosso dei Balcani. La facciata è di un barocco esuberante, quasi rococò. Ad un parallelepipedo con quattro lesene, che ospita la porta, se ne sovrappone un altro più piccolo, ai cui lati è aggiunto un elemento decorativo curvilineo inflesso, dal quale prende slancio un frontone che presenta, nel fastigio, una nicchia con la statua della Madonna. La facciata, esaltata dalle piccole ombre di tre incavi, presenta, nel lato inferiore, le statue di san Pietro e san Giovanni, mentre, a lato della porta d'ingresso, è murato un piccolo rosone, molto ben decorato, del 1568, presumibilmente elemento decorativo della facciata dell'antica chiesa. Il presbiterio conserva, addossata al muro, un'ancona in pietra, sulla quale si possono ammirare quattro dipinti di piccola dimensione dovute alla mano di Vincenzo Fato. Al centro una discreta immagine della Madonna col Bambino, dipinta su rame. Questa immagine nasconde, sul muro retrostante, un affresco seicentesco, deturpato da un'inesperta ridipintura di un'altra Madonna. Ai lati della Vergine due raffigurazioni, dai colori intensi e corposi, di san Pietro e san Giovanni Apostoli. Sulla base ambedue hanno l'iscrizione: “Op. Vincentii Fato A. D. 1767”. All'interno della chiesa le arcate attigue al presbiterio sono decorate con bassorilievi moderni, opera di Francesco Cavallazzi. A destra il tabernacolo della reposizione con due mani che presentano un pane; a sinistra il fonte battesimale ha, come sfondo, tre ceramiche monocrome, rappresentanti genitori che portano il figlio all'incontro con Cristo, nel Battesimo.
Informazioni

La festa della Madonna del Caroseno si tiene, sin dal 1692, l'otto di settembre, ed è seconda, per importanza, solo a quella della Madonna delle Fanove. Nella giornata dell'otto, ampio spazio viene, invece, dato anche ad una colorata e festosa fiera, in cui è possibile acquistare svariati oggetti di produzione artigianale.
Bibliografia

Associazione Culturale CE.RI.CA-Castellana Grotte (1997), Castellana Grotte ed il suo territorio. Il cuore della Puglia. Guida storico – turistica, Fasano, Schena Ediotore.                                                                                                                                                                                                                  Bruni, P. (2009), La Puglia Arbëreshe, Grecanica, Franco – provenzale, Centro Studi e ricerche “Francesco Grisi”, Carosino, (Taranto).

Fonte: http://www.itriabarocco.com/  Si ringrazia l'autore dell'articolo

Il Culto della Madonna del Caroseno nelle chiese di origini arbreshe, Maschito( Potenza

                                Maschito, Chiesa della Madonna del Caroseno, sec. XVI 
foto di Antonio Caschetta, si ringrazia l'autore
Lo studioso Giuseppe Nolè, ha pubblicato un'articolo interessante dal titolo: Iconografia bizantina a Maschito: La Madonna del Caroseno., In Arte, multiversi, rivista mensile a diffusione nazionale, A. V, n. 1 Genn. 2009, pp. 11-14.
Anche Greci (Av) comune arbereshe della Campania, ha conservato l'antico culto della Madonna del Caroseno, gli albanesi di Greci e di Maschito hanno in comune le stesse radici, lo stesso ceppo linguistico.
Ai auspica un gemellaggio tra le due comunità,  ringrazio l'autore per il saggio.

 

foto G. Caputi, Arch. Basileus


per approfondimenti:

li Arbëreshë (pron. [ar'bəreʃ]), o anche Arbereschi, sono una popolazione di etnia e lingua albanese che vive nell'Italia meridionale. Essi si stanziarono in Italia tra il XV e il XVIII secolo, in seguito alla morte dell'eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skanderbeg e alla conquista progressiva dell'Albania e di tutto l'Impero Bizantino da parte dei turchi[2]. Nel corso dei secoli gliarbëreshë sono riusciti a mantenere e a sviluppare la propria identità greco-albanese, grazie alla loro caparbietà e al valore culturale esercitato dai due istituti religiosi cattolici di rito orientale, con sede in Calabria il "Collegio Corsini" (1732) e poi "Corsini-Sant'Adriano" nel 1794, e in Sicilia il "Seminario greco-albanese di Palermo" (1735) poi trasferito a Piana degli Albanesi nel 1945.[3][4]
La gran parte delle cinquanta[5] comunità arbëreshë conservano tuttora il rito bizantino greco. Esse fanno capo a due eparchie: quella di Lungro per gli italo-albanesi dell'Italia meridionale, e quella di Piana degli Albanesi per gli italo-albanesi di Sicilia.[6]
Per definire la loro "nazione" sparsa usano il termine Arbëria[7].
Arbëreshë
Arbëreshë
Luogo d'originebandiera Albania
Popolazione complessiva80.000 - 250.000
Linguaarbërisht
italiano
Religionecattolici bizantinicattolici (rito latino)
Distribuzione
bandiera Italia80.000-250.000[1]
-

1. Paesi

I paesi arbëreshë hanno duplice nomenclatura, in italiano e in albanese: quest'ultima è quella con cui gli abitanti conoscono il posto. Le comunità arbëreshë sono divise in numerose isole etniche corrispondenti a diverse aree dell'Italia centro-meridionale e Sicilia. Tuttavia, alcuni paesi hanno ormai perso gli usi e i costumi albanesi, oltre che la lingua, mentre altri sono totalmente scomparsi. Oggi in Italia si contano 52 comunità di provenienza e cultura greco-albanese, distribuite dall'Abruzzo alla Sicilia, per un totale di circa 100.000 abitanti.[8][9] Sopravvivono alcune isole culturali nelle aree metropolitane di Milano, Torino, Roma, Napoli, Bari, Cosenza, Crotone e Palermo. Nel resto del mondo, in seguito alle migrazioni del XX secolo in paesi come il Canada, Argentina, Stati Uniti e Brasile, esistono forti comunità che mantengono le tradizioni[10].

2. Storia

Prima della conquista da parte dell'Impero ottomano[11], tutti gli albanesi si identificavano con il nome di Arbëreshë, e venivano chiamati Albane o Arber. A seguito dell'invasione turca, molti albanesi, per non mutare la loro fede cristiana in quella musulmana e sottrarsi al giogo ottomano, giunsero in Italia[12][13]. Da allora continuarono ad identificarsi con il termine di Arbëreshë, al contrario da quelli d'Albania, che assunsero il nome di Shqiptarëve (si confronti la parola albanese Shqipë, presente nel nome locale del paese e della lingua).

Mappa etnografica del 1859 con le comunità Arbëreshë in Italia
Gli Arbëreshë, una volta distribuiti tra l'Epiro, i monti del Pindo e molti stanziati in Morea, nell'odierna Grecia, sono i discendenti della popolazione proto-albanese sparsa in tutti i Balcani sud-occidentali (vedi Arvanitici). Tra l'XI e il XIV secolo certi arbëreshë, con grandi abilità in campo militare, si spostarono in piccoli gruppi verso la parte meridionale della Grecia (Corinto,Peloponneso e Attica) fondando alcune colonie[13]. Intanto, la loro bravura li aveva fatti diventare i mercenari preferiti dei Serbi, dei Franchi, degli Aragonesi, delle repubbliche marinare italiane e degli stessi Bizantini.[14]
Nel XV secolo ci fu l'invasione della Grecia da parte dei Turchi Ottomani; la resistenza albanese si era organizzata nella Lega Albanese o Lega di Lezhë che faceva capo a Gjergj Kastrioti da Kruja, meglio conosciuto come Skanderbeg. In questo periodo, nel 1448, re Alfonso V d'Aragona, conosciuto come il Magnanimo, re del regno di Napoli e del regno di Sicilia, chiese aiuto a Kastrioti, che era suo alleato, per reprimere la congiura dei baroni. La ricompensa per questa operazione furono delle terre in provincia di Catanzaro; molti Arbëreshë ne approfittarono per emigrare in queste terre, durante l'avanzata degli Ottomani, mentre altri emigrarono nelle isole sotto il controllo di Venezia.[14] Nello stesso tempo altre forze di Arbëreshë intervennero anche inSicilia, fondando Piana degli Albanesi[2].
Durante il periodo della guerra di successione di Napoli, a seguito della morte di Alfonso d'Aragona, il legittimo erede Ferdinando d'Aragona richiamò le forze Arbëreshë contro gli eserciti franco-italiani[15] e Skanderbeg sbarcò nel 1461 in Puglia[16]. Dopo alcuni successi, gli Arbëreshë accettarono in cambio delle terre in loco, mentre Skanderbeg ritornò per riorganizzare la resistenza albanese contro i Turchi che avevano occupato l'Albania; morì di morte naturale nel 1468, ma le sue truppe combatterono ancora per un decennio[17][18]. Parte della popolazione arbëreshë migrò in Italia meridionale, dove il re di Napoli e il re di Sicilia offrì loro altri villaggi in PugliaCalabriaCampaniaSicilia e Molise.[10]

Costumi tipici femminili arbëreshë esibiti per le Vallje
L'ultima ondata migratoria, per alcune fonti solo una quinta migrazione[13], si ebbe tra il 1500 e il 1534. Impiegati come mercenari dalla Repubblica di Venezia, gli Arbëreshë dovettero evacuare le colonie del Peloponneso con l'aiuto delle truppe di Carlo V, ancora a causa della presenza turca. Carlo V stanziò questi soldati in Italia meridionale, per rinforzarne le difese proprio contro la minaccia degli Ottomani. Stanziatisi in villaggi isolati (il che permise loro di mantenere inalterata la propria cultura fino al XX secolo), gli Arbëreshë divennero tradizionalmente soldati del Regno di Napoli, del Regno di Sicilia e della Repubblica di Venezia, dalle guerre di religione fino all'invasione napoleonica.[19]
L'ondata migratoria dall'Italia meridionale verso le America negli anni tra il 1900 e il 1910 ha causato quasi un dimezzamento della popolazione dei villaggi arbëreshë e ha messo la popolazione a rischio di scomparsa culturale, nonostante la recente rivalutazione.

3. Lingua

Per approfondire, vedi la voce Lingua arbëreshë.

Cartello bilingue a Maschito
Non esiste una struttura ufficiale politica, culturale e amministrativa che rappresenti la comunità arbëreshë. È da rilevare il ruolo di coordinamento istituzionale svolto in questi anni dalle singole province del meridione italiano con la presenza arbëreshë, in primis quelli della Provincia di Cosenza e Palermo, che hanno creato appositi Assessorati alle Minoranze Linguistiche.[20]
La lingua arbërisht, o anche lingua arbëreshë (in alcuni ambienti detta anche "arberesco") è una variante dell'albanese meridionale, misto con il greco. Recentemente è influenzata in modo notevole dal lessico italiano e dai dialetti locali, e per questo da alcuni anni è pienamente riconosciuta come "lingua di minoranza" nell'ambito delle amministrazioni locali e delle scuole dell'obbligo[20][21]. Gli statuti regionali di Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia fanno riferimento alla lingua e alla tradizione greco-albanese, ciononostante gli Arbëreshë continuano ad avvertire la propria sopravvivenza culturale minacciata.[20]

4. Religione


Santuario M. delle Grazie di Spezzano Albanese
Dopo il 1468, anno di morte di Scanderbeg e inizio della disfatta albanese, si ebbe una grande migrazione che portò numerosi albanesi a stabilirsi sia nel Regno di Napoli che nel Regno di Sicilia[13]. Queste persone provenivano in maggior parte dall'Epiro, tutta la parte meridionale dell'Albania e dalla Morea, di conseguenza, poiché facente parte dell'Impero Bizantino, di fede cristiano ortodossa sotto la giurisdizione del patriarcato ecumenico di Costantinopoli. Per qualche tempo dopo il loro arrivo, i greco-albanesi furono affidati al metropolita di Agrigento, nominato dall'arcivescovo di Ocrida, con il consenso del Papa. Dopo il concilio di Trento le comunità albanesi vennero poste sotto la giurisdizione dei vescovi latini del luogo, determinando, così, un progressivo impoverimento della tradizione bizantina. Fu in questi anni che molti italo-albanesi si videro costretti ad abbandonare il rito greco.[4][22]
Per salvaguardare la loro tradizione religiosa, la Chiesa Cattolica, spinta dalle comunità arbëreshë, decise di creare delle istituzioni per l'istruzione dei giovani di rito greco. Nel 1732 Papa Clemente XII eresse il Seminario di San Benedetto Ullano, e nel 1734 il Seminario greco-albanese di Palermo per i Siculo-Albanesi. Nel 1735 lo stesso Papa nominava dei vescovi ordinanti, con il compito di formare il Seminario, dare le ordinazioni sacre e conferire i Sacramenti. Per molto tempo questa situazione rimase immutata e spesso le comunità albanesi hanno espresso a Roma la richiesta di avere dei vescovi propri con piena autorità. Fu Benedetto XV ad esaudire le loro richieste creando nel 1919 un'Eparchia (Diocesi) per gli arbëreshë dell'Italia peninsulare con sede a Lungro (Eparchia di Lungro), staccando dalle Diocesi di rito latino le parrocchie che ancora conservano il rito greco.[4][22] Poco dopo, succesivamente nel 1937 Papa Pio XI istitui l'Eparchia di Piana degli Albanesi per i fedeli arbëreshë di rito bizantino greco della Sicilia, riconosciuta civilmente anche dallo Stato italiano.

5. Personaggi arbëreshë celebri

6. Note

  1. Fonte: EthnologueURL consultato il 12 aprile 2010
  2. ^ Storia e cultura > Storia generale (pop-up). www.pianalbanesi.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  3. Archimandita Eleuterio F. Fortino. Il Pontificio Collegio Corsini degli Albanesi di Calabria. www.jemi.it, 30 maggio 2008. URL consultato il 21 aprile 2010.
  4. ^ Il rito religioso degli Arbëreshë. www.arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  5. Pasquale De Marco. Arbëreshë, nel cosentino ben 27 comunità. Nuova Sibaritide, quotidiano on line
  6. La Chiesa Italo-Albanese: aspetti generali. www.jemi.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  7. Cfr., per esempio, Marina Mazzoni. Porta d'Otranto: incontri di mare, luoghi e civiltà. www.terrelibere.org, giugno 2000. URL consultato il 21 aprile 2010. e Nicola Scalici. La memoria arbereshe in Carmine Abate. "Lo specchio di Carta", Università degli Studi di Palermo. URL consultato il 21 aprile 2010.
  8. Gli Arbereshe in Italia (oggi). www.vecchiosito.vatrarberesh.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  9. Camilla Tomsich. Sinossi di "Vignaioli del Pollino - Piano Integrato per la Filiera". RAI. URL consultato il 21 aprile 2010.
  10. ^ Per l'elenco completo dei villaggi cfr. Comunità albanesi d' Italia. www.arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  11. Nel 1478 il Regno d'Albania divenne parte dell'Impero Ottomano. Cfr. Albania: la storia. www.incontrofraipopoli.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  12. Per alcuni, questa è la terza migrazione albanese.
  13. ^ Le migrazioni degli Arbereshe. www.arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  14. ^ George Nicholas Nasse, The Italo-Albanian villages of southern Italy , National Academies, 1964, pp. 24-25. (Google books)
  15. Alla morte di Alfonso I d'Aragona l'erede legittimo al trono era Ferdinando d'Aragona, ma altri principi tramavano per imporre il Duca Giovanni d'Angiò. Giorgio Castriota Skanderbeg, amico del defunto Alfonso I d'Aragona, era stato naturalmente chiamato a difendere anche Ferdinando. Cfr. La storia. www.greci.org. URL consultato il 21 aprile 2010.
  16. Storia. vaccarizzoalbanese.asmenet.it. URL consultato il 21 aprile 2010.
  17. Noli, Fan S.: George Castrioti Scanderbeg, New York, 1947 Logoreci, Anton: The Albanians, London, 1977, cit. in Gjergj Kastrioti Scanderbeg su www.albanur.net.
  18. Scanderbeg è considerato un eroe. Le vie principali di molti paesi arbëreshë si chiamano Via Giorgio Castriota in onore di Scanderbeg.
  19. Vincenzo Giura. Note sugli albanesi d'Italia nel Mezzogiorno. Società italiana di demografia storica - Università degli Studi di Udine. URL consultato il 21 aprile 2010.
  20. ^ L'eteroglossia arbëreshë: varietà locali e standard albanese. www.arbitalia.it. URL consultato il 21 aprile 2010. (PDF)
  21. La minoranza arbëreshë è stata riconosciuta dallo Stato italiano in base alla legge-quadro n. 482 del 15.12.1999.
  22. ^ Archimandrita Evanghelos Yfantidis. La Chiesa Italo-Albanese > La storia. www.jemi.it, 9 novembre 2007. URL consultato il 21 aprile 2010.

7. Bibliografia

  • Vincenzo Dorsa, Sugli albanesi: ricerche e pensieri, Napoli, 1847 (scaricabile sul sito Google books).
  • Enrico Ferraro, Bibliografia arberesca (scaricabile sul sito Mondo Arberesco).

8. Voci correlate

9. Altri progetti

10. Collegamenti esterni

giovedì 24 giugno 2010

La Redazione

La Redazione

Greci-Katundi . 300 anniversario della consacrazione dell'altare maggiore della chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo Apostolo


Greci-Katundi . 300 anniversario della consacrazione dell'altare maggiore della chiesa parrocchiale di S-. Bartolomeo Apostolo
Promosso dalla Parrocchia di S. Bartolomeo Apostolo di Greci dal Comune di Greci e con il patrocinio della Regione Campania, si terranno nel comune arbreshe della Campania le solenni manifestazioni per i 300 anni della consacrazione dell'altare maggiore della chiesa parrocchiale di S. Bartolomeo Apostolo.

Intenso è il programma:


24 giugno ore 19, novenario in preparazione alla festa;

1 luglio - ore 11, Sala "M. Martino" Convegno: "Il rito bizantino-storia e struttura, con relazioni del prof. Antonio Porpora - Facoltà Teologica dell'Italia Meridionale; del Prof. Italo Costante Fortino - Università degli Studi L'Orientale di Napoli- Intervento del Vescovo di Ariano Irpino-Lacedonia Mons. Giovanni D'Alise.



2 luglio - ore 11-  Omaggio al Prof. Giuseppe Vedovato: Presentazione del volume: "Giuseppe Vedovato, cittadino di Greci, cittadino d'Europa.

Saluto del Sindaco di Greci Bartolomeo Zoccano.

Interventi dei Proff. Giovanni Di Minno; Prof. Fabio Bertini, Prof. Vitaliano Esposito Procuratore Generale presso la Cassazione, Prof. Giulio Cipollone , Pontificia Università Gregoriana -Roma. Sarà presente il Prof. Giuseppe Vedovato.

ore 19 - chiusura del novenario, preside Mons. Antonio Blundo, Vicario Generale diocesi di Ariano Irpino-Lacedonia.

3 luglio - Festa della Madonna del Caroseno e Dedicazione-consacrazione dell'altare maggiore.

ore 11- Solenne celebrazione eucaristica presieduta dal vescovo diocesano Mons. Giovanni D'Alise.

( E' previsto l'annullo filatelico in collaborazione con le Poste italiana S.p.a.)

4 luglio

ore 18,30 - Solenne celebrazione eucaristica secondo il rito bizantino-greco-ortodosso, presieduta dall'Archimandrita D. Donato Oliverio dell'Eparchia di Lungro (Cs), Papas Piero Rose, la liturgia è animata dal coro dell'Eparchia.

Rivive così la storia con la presenza dell'antico rito che si è conservato a Greci fino al secolo XVII.

In occasione del solenne rito che si terrà a Greci,  che ricorda i Padri Pope ortodossi che hanno servito la chiesa, in unione nella preghiera con le chiese sorelle, desidero esprimere il vivo omaggio a S. S. Bartolomeo I, il greco Dimitrios Archontonis (1940), dal 1991 è patriarca ecumenico di Costantinopoli, primate onorifico della Chiesa ortodossa.
La Chiesa ortodossa si articola in una serie di Chiese autocefale, di norma erette al rango di patriarcati. Rispetto alla Chiesa cattolica, la ortodossa non riconosce in particolare le dottrine del primato papale, del purgatorio e della processione dello Spirito Santo. La Chiesa ortodossa inoltre differisce dalla Chiesa cattolica in quanto non ammette la grazia creata ma, piuttosto, crede che l'uomo sia reso partecipe delle energie divine increate.
Le Chiese ortodosse più importanti sono quella greca, quella russa, quella serba, quella bulgara e quella rumena. Nel suo complesso, l'Ortodossia è per dimensioni la terza maggiore confessione
cristiana, vantando 250 milioni di fedeli, tra Oriente e Occidente.
Saluto S.E. Rev.ma ERCOLE LUPINACCI Vescovo dell'Eparchia di Lungro.





 .
S.S. BARTOLOMEO I Patriarca Ecumenico di Costantinopoli
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Greek-Katundi. 300th anniversary of the consecration of the high altar of the parish church of S-. Apostle Bartholomew
Greek-Katundi. 300th anniversary of the consecration of the high altar of the parish church of S-. Apostle Bartholomew
Sponsored by the Parish of St. Bartholomew the Apostle of the Greeks by the City of Greeks and with the sponsorship of the Campania Region, will be held in the town of Campania Arbresh the solemn events for 300 years of consecration of the high altar in the parish church of St. Apostle Bartholomew.

Intense is the program:


June 24 19 hours, novena in preparation for the feast;

July 1 - 11am, Room "M. Martin" Conference: "The Byzantine-rite history and structure, with reports of Professor. Antonio Porpora - Theological Faculty of Southern Italy, Prof. Constant Italo Fortino - University of L ' East Naples-intervention of the Bishop of Ariano Irpino-Lacedonia Bishop John D'Alise.



July 2 - 11 hours Tribute to Prof. Joseph Vedovato: Book presentation: "Joseph Vedovato, citizens of Greece, a citizen of Europe.

Mayor of Greeks Bartholomew Zoccano.

Speeches by Profs. John Di Minno, Prof. Fabio Bertini, Prof. Vitaliano Complaints Prosecutor General at the Supreme Court, Prof. Giulio Cipollone, Pontifical Gregorian University, Rome. Will be Professor Joseph Vedovato.

19 hours - closing the novena, president Archbishop Antonio Blundo, Vicar General Diocese of Ariano Irpino-Lacedonia.

July 3 - Feast of Our Lady of Caroseno-Dedication and consecration of the high altar.

11 am - Solemn Mass celebrated by the diocesan bishop Monsignor Giovanni D'Alise.

(And 'provided the cancellation stamp in collaboration with the Italian Post Office)

July 4

hours 18,30 - Solemn Mass according to the Byzantine Rite-greek-orthodox, chaired dall'Archimandrita D. Donato Oliverio won the Eparchy of Lungro (Cs), Papas, Peter Rose, the liturgy was animated by the choir Eparchy.

Reliving history with the presence of the ancient rite that Greeks will be kept up to XVII century.
Published by hirpusmephitis at 14:47
Labels: civil and religious holidays, Greek-Katundi

venerdì 18 giugno 2010