lunedì 15 marzo 2010

Greci. P. De Martino e Dora d'Istria


Dora d’Istria (1828-1888) è lo pseudonimo letterario
della principessa romena di origine albanese
Elena Ghica Koltzoff-Massalsky, intellettuale, scrittrice,
storica, viaggiatrice, studiosa della questione
femminile nei Paesi dell’Europa orientale e occidentale,
sostenitrice dei movimenti nazionali europei e in
particolare di quelli delle popolazioni balcaniche.
Dopo aver vissuto in Russia e in Svizzera scelse come
sua patria adottiva l’Italia, stabilendosi a partire
dal 1870 a Firenze, dove fu proprietaria di uno splendido
villino in via Leonardo da Vinci.
Nella sua opera, ispirata da un sentire laico e
moderno, si ritrovano tematiche quali il rapporto fra
i valori cristiani e il progresso dell’umanità, i problemi
connessi alla rinascita nazionale delle popolazioni
dell’Oriente europeo, la questione del miglioramento
delle condizioni morali e materiali delle donne.

DORA D'ISTRIA

I frequenti rapporti  di stima e di amicizia con il nostro P. De Martino, sono stati molto proficui ai fini dell'impegno letterario e politico per l'Induipendenza dell'Albania, la penna di Dora D'Istria sferò a lungo i politici e la diplomazia europea, contribuì altresì a difendere l'Albania dai tentiativi di subordinazione alla politica di imperialismo e di colonizzazione delle maggiori potenze dell'Austria.
Lo stesso De Martino dovette soccombere e fu questo uno dei motivi per il suo rientro forzato in Italia.
Successivamente, dopo la pubblicazione della sua opera maggiore : L'Arpa d'un italo albanese, Venezia, 1881, il De Martino ha tessuto una rete di relazioni culturali, letterarie e politiche, con De Rada in Calabria e con altri italo-albanesi. 
Il nostro scrittore e poeta italo-albanese può considerarsi uno dei Padri fodnatori del futuro Stato dell'Albania indipendente e libero.
Al ritorno in Italia il De Martino volle far un dono alla gentile poetessa e scrittrice Dora D'Istria.
DONO A DORA D’ISTRIA”


“ALLA ILLUSTRE SCRITTRICE DORA D’ISTRIA


 LE POVERE FANCIULLE CATTOLICHE ALBANESI


 INVIANDOLE A MEZZO DI P. LEONARDO DE-MARTINO DA GRECI Min. Oss.


 UNA PENNA D’ARGENTO.


        OMAGGIO –
 Dicon che sei gentil, sei buona e bella,
 Che il core hai grande pari all’alto ingegno;
Figlia d’ Eroi, ma pur nostra sorella;
Dicon che il genio tuo d’un scettro è degno.
Da un polo all’altro ognun così favella,
E negli Albani cor già tieni un regno;
Ma noi, cui manca un aureo scettro, un Trono…
Un Calamo d’argento offriamti in dono.
E’ un picciol dono, in ver; ma fa palese
Quanto t’ama e ti cole ogni Albanese!
Scutari d’Albania, 2 Aprile 1881.

_”E’ della grandezza ed a somiglianza d’una buona penna d’oca, e porta inciso sul dorso il motto: A Dora d’Istria- Le povere fanciulle cattoliche albanesi. Questa breve poesia accompagnatoria era stampata in elegante cartoncino a caratteri e fregio dorati. Le dette fanciulle, quasi a nome di tutte le donne albanesi, delle quale la esimia loro connazionale scrisse sì egregiamente, nel tributarle questo tenue omaggio, intesero associarsi al coro degli uomini albanesi, dell’Albania e dell’Epiro, delle colonie d’Italia, della Grecia e delle isole Jonie; i quali già fin dal 1870 le avevano offerto un serto di fiori poetici, espressi nei principali dialetti della loro madre lingua, e stampati in bel volumetto a Livorno, affine di attestare all’autrice della Nazionalità Albanese, l’ammirazione, la gratitudine, e l’amor che le professano. Arrivato a Venezia, e partecipatone il mio onorevole incarico alla nobilissima Principessa essa degnavasi esprimermi il suo alto gradimento colla seguente lettera autografa in francese, che si riporta qui tradotta anche in italiano a maggior intelligenza delle fanciulle medesime:

“Mio reverendo padre,
Reduce da una escursione in Italia, io trovo le vostre belle poesie, e la vostra lettera gentile. Io mi affretto a dirvi, che vi attendo con piacere, e che sarò lietissima di ricevere la penna, che m’inviano le dilette fanciulle albanesi. Aggradite, mio Reverendo Padre, l’assicurazione della mia perfetta devozione.
Dora d’Istria
Firenze, Villa d’Istria, via Leonardo da vinci, 4 Maggio 1881”

_Avendo dovuto prolungare il mio soggiorno in Venezia, la penna le fu da me spedita, e quindi ne parlarono vari giornali d’Italia, di Francia e d’altrove. Basta riferirne in proposito il seguente cenno, desunto dalla Gazzetta di Venezia, 10 giugno, num. 153 1881:” La principessa Dora d’Istria.- Leggesi nella Nazione di Firenze: La celebre scrittrice principessa Dora d’Istria, da tanti anni domiciliata fra noi, ha ricevuto in dono dall’Albania una penna d’argento, inviatale come omaggio di alcune centinaia di fanciulle popolane. Questa penna è uno stupendo lavoro in filigrana; delicata industria, nella quale gli Albanesi ebbero sempre lodatissimi artefici. Il dono era accompagnato da un grazioso indirizzo, la cui traduzione italiana suona così: Dicon che sei gentil, sei buona e bella, ecc. Dora d’Istria ha sostenuto con calda eloquenza la nazionalità albanese: ha raccolto, illustrati i pittoreschi canti popolari di quelle popolazioni in magnifici articoli da lei pubblicati, or sono alcuni anni, nella Revue des Deux Mondes, che destarono le simpatie dell’ Europa per quel paese così ricco tuttora di poetica originalità. La principessa Dora d’Istria ha pure ricevuto in questi giorni da S.M. il Re di Rumenia  la medaglia d’oro di prima classe del nuovo Ordine del Merito. S.M. ha voluto così dare alla illustre autrice degli Eroi della Rumenia, e dell’altri libro i Rumeni e il Papato una prova augusta della sua ricordevole gratitudine. Ecco finalmente la seconda sua magnifica e preziosa lettera indirizzatami dopo la eseguita spedizione della penna:

Firenze, 8 giugno1881.
“ Mio Reverendo Padre
Ho ricevuto con tutta esattezza la bella penna delle mie care Albanesi, che io vorrei, un giorno, poter abbracciare. Più possente d’uno scettro, io bramo che questa penna, fino al mio ultimo respiro, sia adoperata a difendere l’onore e i diritti dell’Albania, mia patria venerata. In pari tempo io vi rimgrazio della vostra somma cortesia. Leggerò con vero interesse”Un fiore” (Memoria del giovanetto Giuseppe De-Martino) che è un ricordo di uno dei nostri morto troppo giovane, ma il cui esempio servirà ancora alla novella generazione, la quale ha il compito di affaticarsi pel risorgimento della patria. Gradite, mio Reverendo Padre, la protesta della mia alta stima, e del mio pieno ossequio.
Dora d’Istria”


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