lunedì 15 marzo 2010

Greci, visto da vicino negli scritti di P. Leonardo De Martino

L’ ARPA D’UN ITALO-ALBANESE, De Martino L., Venezia, Tipografia dell’ ancora, 1881.


_”GRECI”
Pagg. 119 a 122:
“Greci, posto sui monti Irpini, costituisce parte della prima colonia Albanese emigrata in Italia nella seconda metà del secolo XV. Alquanto segregato e lontano da’ altri comuni più o meno disseminati negli Abuzzi, nelle Puglie, nella Lucania o Basilicata, nelle Calabrie e nella Sicilia, che tutti insieme danno la bella cifra di oltre centomila Albanesi (i quali, dopo il lungo intervallo di ben quattro secoli e mezzo, parlano ancora e coltivano anzi con vivo interessamento la madre lingua, e conservano tenacissimi gli antichi usi, le costumanze, le tradizionali memorie or gloriose ora infauste dell’ abbandonata Albania, gli antichi vizii e le virtù primitive; e portano amore ardentissimo ai loro fratelli indigeni ancor gementi nella secolare schiavitù e nella barbarie: gente d’ animo fiero, ma generoso, ricca d’ intelligenza, dotata di una poesia antica e biblica, d’ immagini elette e care; illustrata da scrittori egregi, linguisti, poeti, storici, politici; che piangono lontani la Patria, e cantano ancora di Skanderbeg, eroe leggendario che raccolse in qualche modo, nel nome e nelle geste, la fama di Alessandro il Grande); Greci, come a testimoniare il fatto ai posteriori, è locato precisamente nelle adiacenze tra Orsara e l’ antica città di Troia in Puglia, là dove l’ immortale Eroe Albanese, accorso in Italia a difesa del suo fedele amico ed alleato stretto d’ assedio in Barletta, dopo d’ aver quivi sconfitto e sbaragliato al primo scontro i Francesi, concorse col senno e col forte suo braccio alla segnalata vittoria, che il 18 agosto dell’ anno 1462 le sue piccole ma valorose schiere, unite a quelle comandate da Francesco ed Alessandro Sforza, e da Federico duca di Urbino, riportarono sul poderoso esercito del Franco Sire Giovanni d’ Angiò; il quale, favorito dalla congiura de’ Baroni napoletani, aspirava, ed era sul punto di riuscirci, a spodestarne Ferrante d’ Aragona Re di Napoli, e cingersi la corona del costui intero reame. E’ da questa memoranda e sanguinosa battaglia che un luogo del tenimento di Greci, il quale ne fu il teatro, chiamasi ancora oggidì lago di sangue; come a ricordanza forse dell’ antica signoria albanese sul monte Gargàno, un’ erta ed amena collina a ridosso di Greci si denomina tuttavia il Gargàrio.“ 
P. Leonardo De Martino

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