lunedì 15 marzo 2010

La Madonna del Caroseno a Greci letture


LA MADONNA DEL  CAROSENO A GRECI



         Il Domenicale: Greci-Katundi

Un invito a visitare uno stupendo centro irpino dal fascino esotico, isola alloglotta albanese, unica nella nostra regione della Campania.  Una cittadina viva ed ospitale, famosa anche per essere il balcone della Puglia, a cavallo della Valle del Mescano e del vallo di Bovino.
Un centro storico tra i più invidiabili, con la sua lussureggiante villa-comunale Breggo, doce si può ammirare nei tramonti la Bella dormiente del Taburno che si è rifatta il look.  Dal Breggo “Bregu’”, monte, dove si può ammirare il paesaggio circostante che sovrasta Svignano, sullo sfondo la piana di Camporeale, la Valle del Miscano e il Vallo di Bovino. Questa villa è il luogo di incontro per l’aria salubre, in via di ultimazione dei lavori di rifacimento, con vialetti in pietra, una piccola e decorosa fontana, dal punto più alto si ammira il paese di Greci.
E’ intrigante avventurarsi per  i suoi vicoli, i palazzi: il palazzo Lusi sede del municipio, attraente e interessante esempio di restauro e recupero del patrimonio comunale. Dopo decenni di interventi di restauro finalmente sta assumendo la fisionomia di un centro turistico di buon livello. Ciò va a merito dell’impegno amministrativo delle amministrazioni comunali decorse e attuali ( Matteo Martino, Donatella Martino e di Bartolomeo Nicola Zoccano, quest’ultima da poco insediata).Una volta terminata la fase di restauro urbanistico del paese dai mille volti e dalla tipica lingua albanese nella versione arbreshe, con la ultimazione della toponomastica, potrà assurgere a polo attrattore di questa singolare isola linguistica, che comprende i comuni franco-provenzali di Celle e Feto (Fg).
Si scoprono angoli suggestivi con una esplosione di fiori dai balconi, il corso Skanderbeg, Via Roma, già via Pietro Paolo Parzanese, dove sono nati D. Gerardo Conforti, teologo e primo storico grecese, la casa natale del patriota D. Giovanni De Majo… per chi ha buone gambe non può tralasciare le passeggiate lungo la via nazionale di Faeto o fare una capatina sopra il Monte Calvario, dove vi sono gli impianti sportivi e il parco eolico. Dall’alto del Monte Calvario si ogde di uno splendido panorama mozzafiato.
La Pro Loco di Greci offre le guide ed alcune pubblicazioni che il turista non può non acquistare.
Il mese di agosto con la sua offerta turistica e culturale dell’Agosto grecese, oltre alle tradizionali feste e sagre, riserva per il 24 e 25 agosto il tradizionale dramma di rappresentazione sacra del Dramma di S. Bartolomeo Apostolo, opera dell’Abate Luigi Lauda da non perdere. Gli attori sono tutti di Greci e che fanno a gara per la riuscita del dramma tragico lirico. Le scenografie, i costumi sono sempre della Ditta Maurizio Iannino di Lapio, che per tre generazioni assicura la sua presenza.

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Per contatti ed informazioni:

pro-loco arbereshe




E’ tornata di attualità anche la plurisecolare devozione alla Madonna del Caroseno, venerata nella chiesa parrocchiale, collocata a guisa di una chioccia, sull’altura massima del paese, quasi a proteggere la fede e a indicare le vette del cielo e del progresso civile e culturale. La chiesa matrice di impianto settecentesco a capanna, ad unica navata, con l’imponente altare in marmi policromi del settecento, attende con ansia il ritorno del celebre quadro della Madonna degli Angeli tra i santi, opera di scuola del Guido Reni.
La Statua e la Chiesa del Caroseno, dichiarate monumento nazionale, per l’antichità del culto già nel 1901. Dopo un pregevole restauro è ritornata all'antico splendore.
Proprio per documentare la grande devozione dei grecesi alla Madonna dai dolci richiami orientali, ciò che resta dell’antico affresco cinquecentesco collocato nella sua primitiva chiesa all’inizio del paese, oggi ne resta un nuovo edificio anonimo e non completato, si dà la voce  a Mons. Angelo Acocella, (1866-1966) sacerdote, forbito oratore di Calitri e arciprete di Andretta, e direttore del giornale cattolico “La Gazzetta Popolare”,organo di Avellino, che invitato per tessere il panegirico alle festa della Madonna del Caroseno, ha voluto ricordare e perpetuare nella storia un evento che si ripete, in misura minore ogni anno.



Greci è un paese della nostra provincia, situato in aprica ed incantevole posizione, a cavaliere di un monte lussureggiante coltura, lungo la linea ferrata Benevento-Foggia.

Dalla stazione ferroviaria vi si accede per una spaziosa via rotabile e con un’ora di lenta salita si è in paese.
Il popolo di Greci, discendenza non degenere dellantica e forte razza Albanese, è un popolo pieno di educazione e di urbanità; tutta gente sagace, intelligente, laboriosa e, sopra tutto,  corretta massime coi forestieri. L'ospitalità vi è mantenuta costantemente come una religione ereditaria. Il paese è pulito, perché puliti al massimo grado ne sono gli abitanti, i quali, se tra loro parlano ordinariamente nel difficile dialetto albanese, parlano pure, e tutti, dal gentiluomo al contadino, nel pretto idioma italiano.
A Greci vi sono distinte famiglie di veri signori, ottimi professionisti, bravi operai, onesti commercianti e contadini faticatori di buona volontà.
Vi potrà essere qualche insignificante disparità di vedute in fatti di politica e di amministrazione ma, sostanzialmente, tutti sono di accordo e si vogliono bene.
A dir corto, Greci è da considerarsi come una delle così poche mosche bianche nel ceto di tanti paesi di questo mondo, perché vi si vive tranquillamente, onoratamente ed anche perché i tempi nuovi nulla hanno alterato o menomato in materia di fede religiosa.
La cittadinanza di Greci è fervida credente e conserva inviolata ed inviolabile la pietà dei suoi antenati. Ci credono, e ci tengono a dimostrarlo; vanno alla Chiesa, e vi ci sanno stare; sono dei buoni cattolici, e ne adempiono i doveri, senza paura e senza vergogna.
Protettore del paese è S. Bartolomeo; ma la corde, più tenera del cuore dei Grecesi batte vibratamente per la Madonna del Caroseno. Questa Madonna è la gloria più bella per Greci. Che culto affettuoso, che entusiasmo di devozione!      
la Madonna del Caroseno, opera di greca struttura, è una statua stupenda, di grandezza naturale, il cui artefice la ebbe a raffigurare in quell'età giovinetta, in cui nel casto Seno di Lei avveniva il miracolo della Incarnazione del Verbo, e di qui, forse, il suo bel titolo del Caroseno.
All’entrata del paese, a mano sinistra, vi è una bella Chiesetta, monumento nazionale, ove è venerata la Madonna del Caroseno e dico venerata, poiché i Grecesi in tutti i giorni dell'anno non la lasciano mai deserta, quella chiesetta.
La festa del Caroseno cade, ordinariamente, ai principii di giugno; ed è festa solenne, magnifica, imponentissima.  Quest'anno ho avuto il piacere di godermela, questa festa, ospitato gentilmente in casa, di quel zelante ed operosissimo arciprete, che è D. Francesco Lauda; e la impressione, che ne ho riportata, è stata delle più gradite. Sempre valente la banda musicale di Roseto, graziosa la illuminazione, imponenti le funzioni religiose, belle la processione, svariati ed artisti, ci i fuochi pirotecnici ed, a giudizio dei competenti, soddisfacente il sacro oratore.
La festa ebbe unottima riuscita; ma molti dei Grecesi erano assenti, perché andati in Puglia per i lavori della, mietitura. Ecco perone il 26 corrente, trovandosi essi già tornati al paese, si farà un'altra festa in onore della Madonna del Caroseno.
E sarà, ne son sicuro, una seconda edizione di spontaneo entusiasmo popolare.


(1) Mons, Angelo Acocella, La Madonna del Garoseno a Greci, IN

LA GAZZETTA POPOLARE organo degli interessi cattolici nella provincia

di Avelline, Anno I., num. 17, Avelline, 28.7.1898.

Greci, cittadini onorari: MARTIN CAMAJ

Martin CAMAJ

di Prof. Robert Elsie
Fonte: http://www.albanianliterature.net/

Camaj Martin (1925-1992) was born in Temali in the Dukagjin region of the northern Albanian alps. Camaj (1925-1992) è nato nel Temali Dukagjin nella regione delle Alpi del Nord albanese. He is an émigré writer of significance both for Albanian literature and for Albanian scholarship. Egli è uno scrittore di emigrati di significato, sia per la letteratura albanese e per borse di studio albanese. He received a classical education at the Jesuit Saverian college in Shkodër and studied at the University of Belgrade. Ha ricevuto una formazione classica presso il collegio dei Gesuiti Saveriani in Scutari e ha studiato presso l'Università di Belgrado. From there he went on to do postgraduate research in Italy, where he taught Albanian and finished his studies in linguistics at the University of Rome in 1960. Da lì passò a fare ricerca post-laurea in Italia, dove ha insegnato albanese e terminato i suoi studi di linguistica presso l'Università di Roma nel 1960. From 1970 to 1990 he served as professor of Albanian studies at the University of Munich and lived in the mountain village of Lenggries in Upper Bavaria until his death on 12 March 1992. Dal 1970 al 1990 ha prestato servizio come professore di studi albanese presso l'Università di Monaco di Baviera e viveva nel villaggio di montagna di Lenggries, nell'Alta Baviera, fino alla sua morte il 12 marzo 1992.
Camaj (1925-1992) è nato nel Temali Dukagjin nella regione delle Alpi del Nord albanese. Egli è uno scrittore di emigrati di significato, sia per la letteratura albanese e per borse di studio albanese.  Ha ricevuto una formazione classica presso il collegio dei Gesuiti Saveriani in Scutari e ha studiato presso l'Università di Belgrado.  Da lì passò a fare ricerca post-laurea in Italia, dove ha insegnato albanese e terminato i suoi studi di linguistica presso l'Università di Roma nel 1960. ha prestato servizio come professore di studi albanese presso l'Università di Monaco di Baviera e viveva nel villaggio di montagna di Lenggries, nell'Alta Baviera, fino alla sua morte il 12 marzo 1992.

La ricerca accademica Camaj si è concentrata sulla lingua albanese e dei suoi dialetti, in particolare quelli del sud d'Italia. La sua attività letteraria in un periodo di quarantacinque anni coprono diverse fasi di sviluppo.  Ha iniziato con la poesia, un genere a cui rimase fedele per tutta la vita, ma anche negli anni successivi si dedicò sempre più alla prosa. Il suo primo volume di versi classici Nji maschile fyell nder, Prishtina 1953 (Un flauto in montagna), e vërrinit E Kanga, Prishtina 1954 (Cantico dei pascoli di pianura), sono stati ispirati dalla sua città natale montagne del nord albanese per il quale non ha mai perso il suo attaccamento, nonostante lunghi anni di esilio e l'impossibilità di ritorno. Queste sono state seguite da Djella, Roma 1958 (Djella), un romanzo inframmezzato da versi l'amore di un insegnante per una ragazza della pianura. . Le sue collezioni versi Legjenda, Roma 1964 (Legends) e lirika mes dy moteve, Monaco di Baviera 1967 (canzone tra due secoli), che conteneva rivisto le versioni di un certo numero di poesie da vërrinit E Kanga, sono stati ristampati in Poezi 1953-1967, Monaco 1981 ( Poesia 1953-1967). I  Versi maturi di Camaj riflettono l'influenza del movimento ermetico del poeta italiano Giuseppe Ungaretti (1888-1970). Il carattere metaforico e simbolico del suo linguaggio aumenta con il tempo così come la gamma dei suoi temi poetici.. Una selezione della sua poesia è stata tradotta in inglese da Leonard Fox nei volumi Selected Poetry, New York 1990, e di palinsesto, Monaco di Baviera e New York 1991.
***** Si ringrazia l'autore
Il Comune di Greci ha conferito la cittadinanza onoraria per le sue alte doti umane e letterarie e per aver contribuito alladiffusione della cultura arbreshe di Greci.

Greci. P. De Martino e Dora d'Istria


Dora d’Istria (1828-1888) è lo pseudonimo letterario
della principessa romena di origine albanese
Elena Ghica Koltzoff-Massalsky, intellettuale, scrittrice,
storica, viaggiatrice, studiosa della questione
femminile nei Paesi dell’Europa orientale e occidentale,
sostenitrice dei movimenti nazionali europei e in
particolare di quelli delle popolazioni balcaniche.
Dopo aver vissuto in Russia e in Svizzera scelse come
sua patria adottiva l’Italia, stabilendosi a partire
dal 1870 a Firenze, dove fu proprietaria di uno splendido
villino in via Leonardo da Vinci.
Nella sua opera, ispirata da un sentire laico e
moderno, si ritrovano tematiche quali il rapporto fra
i valori cristiani e il progresso dell’umanità, i problemi
connessi alla rinascita nazionale delle popolazioni
dell’Oriente europeo, la questione del miglioramento
delle condizioni morali e materiali delle donne.

DORA D'ISTRIA

I frequenti rapporti  di stima e di amicizia con il nostro P. De Martino, sono stati molto proficui ai fini dell'impegno letterario e politico per l'Induipendenza dell'Albania, la penna di Dora D'Istria sferò a lungo i politici e la diplomazia europea, contribuì altresì a difendere l'Albania dai tentiativi di subordinazione alla politica di imperialismo e di colonizzazione delle maggiori potenze dell'Austria.
Lo stesso De Martino dovette soccombere e fu questo uno dei motivi per il suo rientro forzato in Italia.
Successivamente, dopo la pubblicazione della sua opera maggiore : L'Arpa d'un italo albanese, Venezia, 1881, il De Martino ha tessuto una rete di relazioni culturali, letterarie e politiche, con De Rada in Calabria e con altri italo-albanesi. 
Il nostro scrittore e poeta italo-albanese può considerarsi uno dei Padri fodnatori del futuro Stato dell'Albania indipendente e libero.
Al ritorno in Italia il De Martino volle far un dono alla gentile poetessa e scrittrice Dora D'Istria.
DONO A DORA D’ISTRIA”


“ALLA ILLUSTRE SCRITTRICE DORA D’ISTRIA


 LE POVERE FANCIULLE CATTOLICHE ALBANESI


 INVIANDOLE A MEZZO DI P. LEONARDO DE-MARTINO DA GRECI Min. Oss.


 UNA PENNA D’ARGENTO.


        OMAGGIO –
 Dicon che sei gentil, sei buona e bella,
 Che il core hai grande pari all’alto ingegno;
Figlia d’ Eroi, ma pur nostra sorella;
Dicon che il genio tuo d’un scettro è degno.
Da un polo all’altro ognun così favella,
E negli Albani cor già tieni un regno;
Ma noi, cui manca un aureo scettro, un Trono…
Un Calamo d’argento offriamti in dono.
E’ un picciol dono, in ver; ma fa palese
Quanto t’ama e ti cole ogni Albanese!
Scutari d’Albania, 2 Aprile 1881.

_”E’ della grandezza ed a somiglianza d’una buona penna d’oca, e porta inciso sul dorso il motto: A Dora d’Istria- Le povere fanciulle cattoliche albanesi. Questa breve poesia accompagnatoria era stampata in elegante cartoncino a caratteri e fregio dorati. Le dette fanciulle, quasi a nome di tutte le donne albanesi, delle quale la esimia loro connazionale scrisse sì egregiamente, nel tributarle questo tenue omaggio, intesero associarsi al coro degli uomini albanesi, dell’Albania e dell’Epiro, delle colonie d’Italia, della Grecia e delle isole Jonie; i quali già fin dal 1870 le avevano offerto un serto di fiori poetici, espressi nei principali dialetti della loro madre lingua, e stampati in bel volumetto a Livorno, affine di attestare all’autrice della Nazionalità Albanese, l’ammirazione, la gratitudine, e l’amor che le professano. Arrivato a Venezia, e partecipatone il mio onorevole incarico alla nobilissima Principessa essa degnavasi esprimermi il suo alto gradimento colla seguente lettera autografa in francese, che si riporta qui tradotta anche in italiano a maggior intelligenza delle fanciulle medesime:

“Mio reverendo padre,
Reduce da una escursione in Italia, io trovo le vostre belle poesie, e la vostra lettera gentile. Io mi affretto a dirvi, che vi attendo con piacere, e che sarò lietissima di ricevere la penna, che m’inviano le dilette fanciulle albanesi. Aggradite, mio Reverendo Padre, l’assicurazione della mia perfetta devozione.
Dora d’Istria
Firenze, Villa d’Istria, via Leonardo da vinci, 4 Maggio 1881”

_Avendo dovuto prolungare il mio soggiorno in Venezia, la penna le fu da me spedita, e quindi ne parlarono vari giornali d’Italia, di Francia e d’altrove. Basta riferirne in proposito il seguente cenno, desunto dalla Gazzetta di Venezia, 10 giugno, num. 153 1881:” La principessa Dora d’Istria.- Leggesi nella Nazione di Firenze: La celebre scrittrice principessa Dora d’Istria, da tanti anni domiciliata fra noi, ha ricevuto in dono dall’Albania una penna d’argento, inviatale come omaggio di alcune centinaia di fanciulle popolane. Questa penna è uno stupendo lavoro in filigrana; delicata industria, nella quale gli Albanesi ebbero sempre lodatissimi artefici. Il dono era accompagnato da un grazioso indirizzo, la cui traduzione italiana suona così: Dicon che sei gentil, sei buona e bella, ecc. Dora d’Istria ha sostenuto con calda eloquenza la nazionalità albanese: ha raccolto, illustrati i pittoreschi canti popolari di quelle popolazioni in magnifici articoli da lei pubblicati, or sono alcuni anni, nella Revue des Deux Mondes, che destarono le simpatie dell’ Europa per quel paese così ricco tuttora di poetica originalità. La principessa Dora d’Istria ha pure ricevuto in questi giorni da S.M. il Re di Rumenia  la medaglia d’oro di prima classe del nuovo Ordine del Merito. S.M. ha voluto così dare alla illustre autrice degli Eroi della Rumenia, e dell’altri libro i Rumeni e il Papato una prova augusta della sua ricordevole gratitudine. Ecco finalmente la seconda sua magnifica e preziosa lettera indirizzatami dopo la eseguita spedizione della penna:

Firenze, 8 giugno1881.
“ Mio Reverendo Padre
Ho ricevuto con tutta esattezza la bella penna delle mie care Albanesi, che io vorrei, un giorno, poter abbracciare. Più possente d’uno scettro, io bramo che questa penna, fino al mio ultimo respiro, sia adoperata a difendere l’onore e i diritti dell’Albania, mia patria venerata. In pari tempo io vi rimgrazio della vostra somma cortesia. Leggerò con vero interesse”Un fiore” (Memoria del giovanetto Giuseppe De-Martino) che è un ricordo di uno dei nostri morto troppo giovane, ma il cui esempio servirà ancora alla novella generazione, la quale ha il compito di affaticarsi pel risorgimento della patria. Gradite, mio Reverendo Padre, la protesta della mia alta stima, e del mio pieno ossequio.
Dora d’Istria”


Greci, visto da vicino negli scritti di P. Leonardo De Martino

L’ ARPA D’UN ITALO-ALBANESE, De Martino L., Venezia, Tipografia dell’ ancora, 1881.


_”GRECI”
Pagg. 119 a 122:
“Greci, posto sui monti Irpini, costituisce parte della prima colonia Albanese emigrata in Italia nella seconda metà del secolo XV. Alquanto segregato e lontano da’ altri comuni più o meno disseminati negli Abuzzi, nelle Puglie, nella Lucania o Basilicata, nelle Calabrie e nella Sicilia, che tutti insieme danno la bella cifra di oltre centomila Albanesi (i quali, dopo il lungo intervallo di ben quattro secoli e mezzo, parlano ancora e coltivano anzi con vivo interessamento la madre lingua, e conservano tenacissimi gli antichi usi, le costumanze, le tradizionali memorie or gloriose ora infauste dell’ abbandonata Albania, gli antichi vizii e le virtù primitive; e portano amore ardentissimo ai loro fratelli indigeni ancor gementi nella secolare schiavitù e nella barbarie: gente d’ animo fiero, ma generoso, ricca d’ intelligenza, dotata di una poesia antica e biblica, d’ immagini elette e care; illustrata da scrittori egregi, linguisti, poeti, storici, politici; che piangono lontani la Patria, e cantano ancora di Skanderbeg, eroe leggendario che raccolse in qualche modo, nel nome e nelle geste, la fama di Alessandro il Grande); Greci, come a testimoniare il fatto ai posteriori, è locato precisamente nelle adiacenze tra Orsara e l’ antica città di Troia in Puglia, là dove l’ immortale Eroe Albanese, accorso in Italia a difesa del suo fedele amico ed alleato stretto d’ assedio in Barletta, dopo d’ aver quivi sconfitto e sbaragliato al primo scontro i Francesi, concorse col senno e col forte suo braccio alla segnalata vittoria, che il 18 agosto dell’ anno 1462 le sue piccole ma valorose schiere, unite a quelle comandate da Francesco ed Alessandro Sforza, e da Federico duca di Urbino, riportarono sul poderoso esercito del Franco Sire Giovanni d’ Angiò; il quale, favorito dalla congiura de’ Baroni napoletani, aspirava, ed era sul punto di riuscirci, a spodestarne Ferrante d’ Aragona Re di Napoli, e cingersi la corona del costui intero reame. E’ da questa memoranda e sanguinosa battaglia che un luogo del tenimento di Greci, il quale ne fu il teatro, chiamasi ancora oggidì lago di sangue; come a ricordanza forse dell’ antica signoria albanese sul monte Gargàno, un’ erta ed amena collina a ridosso di Greci si denomina tuttavia il Gargàrio.“ 
P. Leonardo De Martino

Greci, un busto per Skandeerbeg mancato


                                                Frontespizio: Il Leone d'Albania,  Greci, 1882
Ci si augura che nel prossimo futuro il Comune di Greci, provveda ad un impegno assunto nel 1882 di realizzare un busto in onore di Skenderbeg, Si trattò di una delibera di omaggio all'indimenticabile P. LEONARDO DE MARTINO DA Greci, (1849-1923), missionario apostolico in Albania.
Si riporta il testo tratta da un raro opuscolo. Per non dimenticare.
G. Orsogna

Un invito per oggi.
Il Prof. Carlo Meola custodisce una prezioso busto marmoreo in marmo sec. XVI che raffigura l'eroe Skanderbeg, si sollecita il Sindaco a voler intraprendere una trattativa per l'axcquisto e/o dono da inserire nel futuro Museo "Skanderbeg", sperando che il museo non venga snaturato con altre iniziative, seppur lodevoli, andrebbero ad inficiare la realizzazione del Museo "Skanderbeg che dovrebbe documentare la cultura arbreshe e dell'Albania. Auspico che la Fondazione Giuseppe Vedovato, prenda a cuore l'inziativa per ricordare i Padri della Patria Albanese e i suoi degni figli: P. Leonardo De Martino, Abate Luigi Lauda, Gerardo Conforti e tanti altri...
IL LEONE DELL’ALBANIA FESTEGGIATO IN GRECI, De Martino L., Greci, 1882.

_”REGALO A GRECI”:
Pag. 5: “Nel memorando giorno 25 agosto 1882. Quando fra il suono della banda gli entusiastici evviva e il plauso popolare il P. Leonardo de Martino, reduce dall’ Albania, regalava al municipio di Greci, suo paese natio, un magnifico quadro ad olio rappresentante l’ immortale e leggendario eroe  albanese Giorgio Castrista Skanderbeg”

 (Corrispondenza inviata al PICCOLO di Napoli. Greci, 30 agosto 1882)
Pagg. 28-29: ”L’anno mille ottocento ottantadue, il giorno venticinque agosto nella Sala delle adunanze municipali, in Greci. Trovandosi appositamente riuniti il Sindaco e la Giunta municipale si è presentato il Rev. P. Leonardo De Martino da Greci, Minore Osservante, Missionario Apostolico in Albania (accompagnato solennemente da’ notabili del paese, dalla banda musicale di Orsara, e da gran popolo plaudente); il quale ha offerto in ricordo, e consegnato per mano del Sindaco e della Giunta, a questo Comune un Quadro dipinto ad olio, portante la gloriosa Effige di Giorgio Castrista Skanderbeg, Principe dell’Albania: Quadro copiato dall’originale esistente  nella Real Galleria degli Uffizi in Firenze, e che è squisito lavoro del valente pennello d’ un alto personaggio, da cui il P. De Martino l’ ebbe in regalo. Il Sindaco e la Giunta con lieto animo e riconoscente, accettando il magnifico dono, tanto più gradito in quanto che ricorda l’ Uomo che compendia in se la virtù, la gloria, l’ eroico patriottismo del popolo Albanese, dal quale questa Cittadinanza vanta la origine;
Alla unanimità di voti delibera:
1° Doversi collocare la storica Effige nella Sala delle adunanze Consiliari, da custodirvisi gelosamente e col massimo decoro, quel prezioso monumento, e tramandarsi incolume sino alla più remota posterità.
2° Esprimere azioni di sentite grazie, anche in nome di questo intero Comune, al generoso donatore, P. Leonardo De Martino; e congratularsi con lui di quanto fa per la nostra madre patria, augurandogli il sollecito adempimento dei suoi voti, racchiusi in questo fatto di un significato altamente patriottico, che non resterà senza un’ eco salutare fra i nostri amatissimi confratelli d’ Italia, d’ Albania e d’ Epiro, e dovunque battano cuori veramente Albanesi!”   

Greci, Prof. Vedovato Giuseppe nasce il centro studi europeo delle minoranze linguistiche

Si inviatono i lettori a leggere l'articolo dell'amico giornalista e pubblcista Angelo Corvino
http://www.irpino.it/index.php?option=com_content&view=article&id=344:greci-nasce-centro-studi-europeo-sulle-minoranze&catid=22:cultura&Itemid=45

Si invitano i lettori a leggere l'autobiografia del Prof. Giuseppe Vedovato, presidente emerito del Consiglio di Europa


http://padis2.uniroma1.it:81/ojs/index.php/rspi/article/viewFile/51/40